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COME LA COSCIENZA È PRODOTTA DAL NOSTRO CERVELLO

di Francesco Pelillo

big-bang

Per la definizione dello spazio concettuale da cui ritengo che emerga la Coscienza devo fare una premessa "cosmologica" così da poter tentare di dare plausibilità e coerenza a quello che dirò in seguito.  Per questa premessa mi rifaccio allo stato dell'arte nella ricerca delle origini della dimensione in cui esistiamo, e perciò parto dal cosiddetto Big Bang che vede nella successiva Nucleosintesi e nella Ricombinazione l'inizio di tutti i processi evolutivi che a cominciare da quark, elettroni, protoni, atomi, molecole... hanno portato alla formazione degli stati chimici, minerali, biologici e, infine, grazie alla formazione delle strutture biologiche cerebrali, a quelli psichici. 

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  • 1. Chi sono io se non un grande sogno oscuro di faccia al Sogno
  • Se non oscura grande angustia di faccia all’Angustia
    Chi sono io se non quell’albero imponderabile dentro la notte
  • Ferma con quegli appigli che risalgono al fondo più triste della terra?…
  • 2. Da che cosa vengo io se non dall’eterna camminata di un’ombra
  • Che in presenza delle forti chiarezze si distrugge
    Ma che offre nella sua traccia indelebile riposo al volto del mistero
  • E per forma ha la prodigiosa tenebra informe?
  • 3. Quale destino è il mio se non d’assistere al mio Destino
  • Fiume che sono in cerca del mare che mi impaura
    Anima che sono clamando il disfacimento
  • Carne che sono nell’intimo inutile della preghiera?
  • 4. Oh che cos’è in me la donna se non la Tomba
  • Il segno bianco della rotta del mio pellegrinare
    Colei dalle braccia dove cammino verso la morte
  • Ma ho vita soltanto da quelle braccia?
  • 5. Che cos’è il mio Amore ahimé! se non la luce impassibile
  • Se non la stella fissa nell’oceano di malinconia
    Quale cosa mi dice se non che ogni parola è vana
  • Quando non riposa nel seno tragico dell’abisso?
  • 6. Che cos’è il mio Amore? se non il mio desiderio illuminato
  • Il mio infinito desiderio d’essere ciò che sono oltre me stesso
    Il mio eterno partire nella mia enorme volontà di restare
  • Pellegrino, pellegrino di un istante pellegrino di tutti gli istanti?
  • 7. A chi rispondo se non a echi, a singhiozzi, a lamenti,
  • Di voci che muoiono nell’intimo del mio piacere e del mio tedio
    A chi parlo se non a moltitudini di simboli erranti
  • Dalla tragedia effimera che nessuno spirito immagina?
  • 8. Qual è il mio ideale se non di fare del cielo poderoso la Lingua
  • Della nube la parola immortale piena del suo segreto
    E delirantemente dal fondo dell’inferno proclamarlo
  • In Poesia che si espande come sole o come pioggia?
  • 9. Che cos’è il mio ideale se non il Supremo Impossibile,
  • Colui che è, e Lui solo, mio affanno e mio anelito,
    Che cos’è Lui in me se non il mio desiderio di incontrarlo
  • E incontrandolo la mia paura di non riconoscerlo?
  • 10. Che cosa sono se non Lui, Iddio nel patimento
  • Il tremore impercettibile nella voce portentosa del vento
    Il battito invisibile d’un cuore nella piana desolata …
  • Che cosa sono se non Me stesso di faccia a me?
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Cosmologia e sociologia del tappeto elastico
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Francesco Pelillo

Questa Primavera, alla Rotonda di Lerici ho portato le mie nipotine al parco giochi e hanno voluto andare a saltare nella gabbia con il tappeto elastico insieme agli altri bimbi.

Li ho guardati tutti divertirsi pazzamente e avrei voluto essere sul tappeto con loro,

ma... per un nonno... non mi è sembrato il caso...

Non mi è rimasto che osservarli e fare qualche considerazione.

Il tappeto elastico, prima del loro ingresso, si trovava nello stato di massima entropia proprio come l'universo prima che si verificasse l'asimmetria iniziale .

Una condizione piatta, priva di informazioni e piuttosto monotona, che il loro arrivo ha mutato radicalmente perchè ha prodotto i primi fatti sintropici.

Appena i bimbi hanno cominciato a saltare, le buche che si formavano sotto il loro piedi apparivano e scomparivano continuamente la curvatura dello spazio a causa della gravità era chiara .

Volendo assumere che il tappeto rappresenti l'universo, mi è stato chiaro che ero di fronte a deformazioni descrivibili, ma descrivibili in due modi a seconda che il "tappeto della realtà lo si osservi dal di sopra o dal di sotto.

Infatti, viste dal di sotto, tutte le protuberanze sono perfettamente misurabili e descrivibili pur non sapendo che cosa le produca e come. Su questo si possono fare illazioni, anche molto vicine alla realtà ma nessuno le può povare e perciò essendo opinabili, si resta nel campo della metafisica che è poi un modo elegante per giustificare l'ignoranza dei fatti . Ma guardando il tappeto dal di sopra, tutte quelle protuberanze appaiono come buche e, siccome si vedono i bambini saltare, ci sembra di sapere come e perchè appaiono e scompaiono. Almeno così credono i gli scienziati che si accontentano di osservare e utilizzare i fatti senza porsi il problema delle loro conseguenze sul lato inferiore del tappeto...

Solo quando mi sono posto con gli occhi al livello del piano elastico ho potuto capire che le protuberanze e le buche si formano contemporaneamente proprio come nell'entanglement e che l'interdipendenza tra gli effetti dei salti di ognuno era alla base del divertimento.

Ogni bimbo usufruiva dell'energia liberata nel tappeto dai salti degli altri e dalla tendenza alla massima entropia del tappeto stesso, e io potevo finalmente descrivere chiaramente questa realtà grazie ai dati che mi provenivano contemporaneamente dalla visione metafisica e scientifica dei fatti con l'approccio dell'Umanesimo Scientifico.

Ero soddisfatto delle mie conclusioni ma, avendo ancora tempo, ho voluto fare ulteriori considerazioni sul piano sociologico e, abbandonato "l'universo tappeto", ho cominciato ad osservare il comportamento dei bimbi.

 

Sul tappeto dentro la gabbia i bimbi erano in allegra competizione: chi faceva la capriola, chi saltava sul sedere, chi con le gambe rigide, chi volava agitando le braccia. Tutti con gridolini di gioia individuale alimentata da quella collettiva. Era bello starli a guardare, ma, ad un certo punto, due fra i pi robusti tra loro hanno cominciato ad impedire agli altri di saltare liberamente trattenendoli e scontrandosi con essi. Avevano trasformato l'allegra competizione in sopraffazione e alcuni pi piccoli piagnucolavano, mentre altri facevano gruppo per contrastare gli sbruffoni. Ho avuto l'istinto di intervenire, ma poi ho pensato che anche quello che stava accadendo potesse essere utile per l'educazione delle mie nipotine.

Mettere ordine dall'alto, magari regolamentando i salti a turno o, peggio ancora, facendo saltare tutti all'unisono, avrebbe annullato la gioia e l'impegno di tutti.

La bellezza e la creatività di tutta la situazione sarebbe andata perduta e sicuramente, per le mie bimbe, ci sarebbe stato molto meno da raccontare alle loro mamme.

Insomma, ci sarebbe stata meno vita nella loro vita...

Allora?

Continuiamo a lottare così

Con tutte le sue variabili negative e positive la vita e bella!

 

Francesco Pelillo

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