GRIS30 Gestione Rete Impresa

Il progetto si propone di:

  • fornire alle piccole e micro imprese uno strumento di gestione  per le attività commerciali  e di relazione, aumentandone  la visibilità e la capacità di azione e stimolandone la crescita economica
  • promuovere l’aggregazione e la collaborazione tra imprese, la condivisione delle conoscenze, la creazione di valore sociale attraverso un modello organizzativo a rete di tipo paritetico.

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sociale
Recupero delle barche rubate a Lerici

Prima ..durante e dopo....

Il recupero delle barche rubate in Porto a Lerici e poi abbandonate alla deriva in un mare non propriamente calmo alla Marinella a Santerenzo, e' stato possibile grazie alla squadra formatasi al momento tra coop N.E.S.O. con le proprie unita' abilitate al soccorso i barcaioli, i SUB della ditta VOLPATTI,i VIGILI del FUOCO sez.mare e i MILITARI dell'UFFICIO LOCALE MARITTIMO di Lerici a bordo del gommone per il servizio di assistenza e supervisione dell'operazione.
Anche al molo c'e' stata partecipazione da parte del CIRCOLO della VELA ERIX ,il gruista, I nostromi ed anche altre persone si sono prodigate per dare una mano tirare a terra le barche danneggiate...otto su nove..purtroppo un natante non ha retto all'evento....una delle barche d'appoggio dell'ARCI BORGATA MARINARA....ora in grande difficolta' per poter continuare a seguire gli allenamenti dei giovani sportivi......Insomma ....Per un attimo ho rivissuto il Molo di una volta....
Cio' che ho imparato im questi anni di vita sulla banchina e' proprio questo spirito generoso e anche un po' impavido che accomuna la gente di mare....quella vera.

(Anna D'Alessio FB)

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Lericini nel mondo - il rex PDF Stampa E-mail
Scritto da giovanni   
Lunedì 02 Settembre 2013 09:43

il REX, il comandante, il nastro azzurro

18/08/2013 Serata commemorativa organizzata dall'associazione Lericini nel nondo.

Riprese di Giovanni Oddone

goni

 

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Settembre 2013 09:52
 
vallata fermiamo lo scempio

Territorio Paesaggio Ambiente Bene comune

Disciplinata e partecipata la manifestazione promossa e organizzata dalle associazioni ambientaliste di Lerici (Legambiente, Italia Nostra, WWF, Osservatorio Ecospirituale) e con la partecipazione della Società Marittima di Mutuo Soccorso.
Un primo risultato: l'apertura della nuova amministrazione comunale ad un confronto sul tema in questione e, più in generale, sulla gestione del territorio. Legambiente considera positiva l'intenzione manifestata dell'amministrazione di dialogare con i cittadini per consentire alla nostra comunità una partecipazione diretta e consapevole nella gestione dei beni comuni.

 

 

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Orto dei Frati

"L'Orto di Fradi"come si presentava prima che fosse tagliato e sostituito da via Gerini e piazza Bacigalupi.

IL CONVENTO

Sorgeva alla sommità dell”Orto dei Frati” (si capisce quindi perché i Lericini lo hanno sempre chiamato così) dov' era il Teatro Goldoni( costruito sulle sue rovine) e dove ora c'è un grosso palazzo.....

 

 

Questa è la sua storia tratta da“Lerici” di Oreste Bardellini.

“La Comunità di Lerici fece supplica alla Re­pubblica di Genova per l'apertura in Lerici di un convento di Cappuccini, ed allegò alla domanda il nulla osta degli Agostiniani di Maralunga e della Curia vescovile. Nel 1608 si principiò l'ere­zione della chiesa e del contiguo convento in località denominata Padula su terreno donato dal patrizio Domenico Botti di Federico .

Primo Fabbricere fu Pellegrino Carpanini e pri­mo cassiere Martino Petriccioli . Essi ressero le rispettive cariche oltre un quarto di secolo con gratuita prestazione d'opera e larghi contributi. Fra i benefattori si segnalarono oltre il marchese Botti, Simon Benedetti residente in Roma ; Giov. Picedo Picedi d'ArcoIa.

II Comune diede annui sussidi.

La chiesa fu dedicata all' Immacolata ed a San Francesco.

Il convento, costrutto a due piani, ebbe circa venti cellette.

Fra Antonio da Lerici fu il primo Padre Guar­diano del convento (1511).

II 17 sett. 1779 il convento fu invaso da sol­dati e  birri col pretesto di cercarvi beni nascosti.

Nell'anno 1798, per ordine del generale Miollys, i frati dovettero evacuare il convento, con obbligo di lasciare le stanze e i letti forniti nella guisa che servivano ai religiosi; e di lasciare tutto ciò ch'era spettante della foresteria. Ai frati si passò il necessario al vitto per quarant'otto giorni. Que­sto tempo fu loro dato per uscire dal convento e vestirsi da preti, con minaccia di carcere a chiun­que fosse apparso in pubblico vestito da frate.

Dopo i rovesci delle armate francesi, occupato il nostro golfo dagli Austro - Russi, il Comune riconsegnò ai frati il convento ordinando che fosse restituito tutto quanto di proprietà era pas­sato alla chiesa parrocchiale e a privati.

Il convento si trovò spoglio, rovinato; la chiesa non più ufficiabile.

Il dott. Domenico Carosini, - (Capo Anziano) e primari signori, padroni, marinai, artieri, accol­sero in trionfo i frati, che ebbero larghe offerte per riparare i danni, e molte opere gratuite.

Il 14 febbraio 1816 ripresero possesso del con­vento e la Domenica delle Palme 11 aprile, in solenne processione venne riportata alla Chiesa dei Cappuccini dalla parrocchiale la statua del­l'Immacolata.

La chiesa fu solennemente ufficiata il Martedì Santo. Le funzioni si chiusero con un Te Deum cantato con generale commozione.

I frati riebbero gli arredi sacri; molta roba di spettanza del convento e 405 dei 595 volumi della biblioteca.

Re Carlo Alberto diede un sussidio di lire duemila e altro sussidio diede il Comune. Con questi sussidi e molte oblazioni di privati, ven­nero rifatte porte, finestre, ed apportati restauri e miglioramenti alla chiesa.

Dal 4 agosto 1854 al successivo 4 settembre la chiesa fu mutata in lazzaretto di poveri col­piti dal colera che infieriva in Lerici; ed i frati furono caritatevoli infermieri propensi per lo spi­rituale.Ebbero essi due medaglie d'argento che appesero alla statua dell'Immacolata.

Sul finire del 1866 i Cappuccini, per nuova legge, lasciarono Lerici e il governo diede la chie­sa e il convento in affitto al comune.

Il sac. Francesco De Benedetti ufficiò per qual­che tempo la chiesa quale cappellano; ma poi: altari, statue, mobili, arredi sacri, tutto fu ven­duto per poca moneta ad asta pubblica.

Statua della Madonna ebbe la parrocchia di Tellaro; urna con la statuetta in cera di Santa Elisabetta passò alla parrocchiale de La Serra. Le panche acquistò la parrocchiale di Santo Ste­fano Magra, e l'altare maggiore ebbero i Cappuc­cini di Sarzana; l'altro acquistarono privati.

La bella chiesetta, nella quale avevano tomba le famiglie Ollandini, De Benedetti, Garibaldi, co­me ricordavano lapidi spezzate, ora è mutata in Teatro Goldoni.

 Noi vecchi ricordiamo i buoni amatissimi frati; in modo particolare ricordiamo: Padre Luigi Que­sta da Spezia, conforto nella sua tarda età nelle corsie dell'ospedale di Pammatone a Genova; e ricordiamo pure il questuante dentista, Fra Marco, anima popolare schietta, serena, gioviale.”

 

 

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